La chef mania

In questo paese ce la siamo sempre cavata bene in materia, ma non ci era mai sembrato di dovercene vantare. Ora invece non si parla d’altro, ecco perché è fondamentale sapere cosa dire
18 MAR 16
Ultimo aggiornamento: 04:10 | 16 AGO 20
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- Una forma di psicosi collettiva. Rimpiangere quando il Paese veniva accomunato solo dal calcio.
- Una volta le mamme cucinavano benissimo e non la mettevano giù tanto dura. Convenirne.
- Tuonare contro chi non sa tenere a bada il proprio estro creativo e prova per la prima volta una nuova ricetta in occasione di una cena, obbligando amici e conoscenti a mangiare i gamberetti cotti nel latte, perché secondo lui/lei ci stanno bene.
- Chiedersi quale forma di disagio psichico spinga seri professionisti a postare su Facebook i prodotti del proprio estro culinario con commenti didascalici tipo: "Stasera caponatina alla maniera di Giulia".
- Avere un blog di cucina è molto à la page. (Vedi seguente)
- Avere un blog di cucina non basta più, ormai ce l'ha anche la portinaia. Oggi bisogna individuare la nicchia di mercato rimasta scoperta e, perlomeno, è necessario averne uno di cucina e podismo o cucina e carpenteria metallica.
- Temere i weekend durante i quali il consorte si dedica all'alta gastronomia e poi lascia la cucina come se avesse appena subito un bombardamento.
- Stigmatizzare il/la coniuge che non ha mai neppure saputo far bollire l'acqua per la pasta e ora improvvisamente pontifica sulle virtù del cerfoglio.
- Ha fatto più vittime Master Chef della mucca pazza. Convenirne.
- Rovinare delle ricette tradizionali con pochi, sapidi tocchi personali e chiedere insistentemente agli amici se hanno gradito.
- Dire di avere invitato a cena due amici che si piccano di essere raffinati gourmet e di aver loro servito trenette della marca di pasta più economica condite con il pesto pronto dell'hard discount, un rollè di tacchino di una nota industria alimentare e delle patatine fritte surgelate di una multinazionale, il tutto annaffiato da del vino rosso dal bricco di cartone, senza che notassero alcuna differenza con i prodotti esclusivissimi di cui fanno abitualmente uso. Un classico sempreverde su cui arabescare a soggetto.
- I cuochi uomini sono infinitamente più narcisisti delle cuoche donne. Da utilizzare per rianimare la conversazione in momenti di stanca. (Vedi seguente)
- I grandi cuochi sono quasi tutti maschi. Segue dibattito.
- Saper cucinare è diventato l'equivalente contemporaneo del saper navigare a vela negli anni Ottanta. Dolersene.
- Domandare con piglio sociologico quand'è stato che il cibo è diventato food.
- Ricordare che quando eravate bambini e domandavate a vostra nonna come si faceva il puré, lei rispondeva sbrigativamente: "Con le patate e il latte" e se insistevate con richieste di maggiori dettagli, bofonchiava fonemi inintelligibili che avevano lo scopo di segnalare la vacuità della domanda. Rivalutarne lo schietto understatement.
- Non avere mai sospettato l'esistenza dello scalogno fino a pochi anni fa.
- Dibattere se lo Slow food sia stato un grande passo nella costruzione dell'identità italiana o la testa di ponte della deriva gastronomica del pensiero contemporaneo.
- Eataly. Adorarla: i suoi prodotti sono ottimi. Convenirne.
- Eataly. Aborrirla: è prevalentemente un fenomeno di marketing. Convenirne.
- Il massimo dello chic-sostenibile è costringere amici e colleghi d'ufficio ad adottare un contadino che una volta al mese consegna a tutti una cassetta a testa di ortaggi biologici coltivati amorosamente dalle sue proprie mani nel suo orto. Di seguito, secondo il contesto, valutare se lodare convintamente la sana abitudine o confessare di essersi rotti i coglioni della dieta a base di ratatouille a cui si è costretti da mesi.